Ceuta e Melilla: perché la neutralità è l’unica scelta strategica nell’interesse dell’Italia
Brescia- Mohamed Kendil
Nel dibattito politico italiano, sia a destra che a sinistra, si tende spesso ad allinearsi acriticamente alle posizioni spagnole quando si parla delle enclave di Ceuta e Melilla. Si tratta di un riflesso condizionato da una presunta “solidarietà europea” che rischia però di accecare la visione geopolitica a lungo termine di Roma. Per un Paese come l’Italia, proiettato al centro del Mediterraneo, l’unica posizione razionale, lungimirante e conforme al proprio interesse nazionale è invece quella di una stretta neutralità
I fatti geografici e storici raccontano una realtà inequivocabile: Ceuta e Melilla si trovano sul continente africano e rappresentano, dal punto di vista territoriale, una continuazione naturale del Regno del Marocco. Ma al di là delle argomentazioni storiche o etiche sull’anacronismo di queste ultime vestigia coloniali nel Nord Africa, sono le dinamiche demografiche, finanziarie e le nuove tendenze diplomatiche globali del XXI secolo a dover guidare i politici e gli analisti italiani
L’Africa sta vivendo un’imponente crescita demografica, mentre il confine terrestre tra l’Unione Europea e il continente africano si riduce a poche decine di chilometri di reticolati e barriere militarizzate in queste due città. Considerare Ceuta e Melilla come fortezze inespugnabili è un’illusione geopolitica. Anche con la massima cooperazione di Rabat, nessun Paese può garantire il controllo totale di una linea di confine sottoposta alla spinta costante di flussi migratori e alle manovre di spietate organizzazioni criminali dedite alla tratta di esseri umani. Il mantenimento e la militarizzazione di questi confini richiedono risorse economiche ingenti, traducendosi in un peso finanziario sproporzionato per l’Unione Europea e, di conseguenza, per i contribuenti italiani, chiamati a finanziare una struttura difensiva costosa e destinata a rimanere un punto di crisi permanente
Mentre in Europa si continua a trattare la questione con schemi superati, all’esterno del nostro continente la percezione geopolitica sta già cambiando. Un segnale emblematico è emerso dai lavori parlamentari del Congresso degli Stati Uniti, dove nel report dell’Appropriations Committee legato ai fondi per la sicurezza si è utilizzata per Ceuta e Melilla una formula linguistica dirompente, definendole come città situate in territorio marocchino e amministrate dalla Spagna (administered by Spain). Nel linguaggio formale della diplomazia di Washington, la dicitura “sotto amministrazione” è il termine tipicamente riservato ai territori contesi o dal futuro status negoziale. Questo documento dimostra che persino a livello internazionale, e tra i vertici strategici statunitensi, la sovranità esclusiva e perpetua su queste enclave africane non è più considerata un dogma intoccabile
L’Italia non trae alcun dividendo politico, economico o di sicurezza dal sostenere la sovranità spagnola su due territori destinati a rimanere un focolaio costante di tensione in Nord Africa. Al contrario, Roma ha un interesse primario e vitale a mantenere relazioni stabili, strategiche e di massima cooperazione con il Marocco, partner fondamentale per la sicurezza del Mediterraneo, la stabilizzazione della sponda sud e la gestione condivisa dei flussi migratori. Sostenere acriticamente Madrid su una questione bilaterale così complessa significa, per l’Italia, farsi carico di costi politici ed economici altrui senza alcun ritorno reale
Agli esperti di geopolitica e ai leader della politica italiana, da destra a sinistra, si impone una riflessione pragmatica e matura. Appoggiare l’approccio spagnolo su Ceuta e Melilla non solo dimostra una scarsa comprensione delle dinamiche demografiche e strategiche del futuro, ma rappresenta un inutile ostacolo alla costruzione di un’architettura di pace e cooperazione nel Mediterraneo. L’Italia deve guardare esclusivamente ai propri interessi di lungo periodo, promuovendo la stabilità regionale, evitando di finanziare crisi perpetue e adottando, sulla questione di Ceuta e Melilla, una saggia, autonoma e calcolata posizione di neutralità