Il seggio vuoto che accusa il regime: Infantino mette a nudo l’Algeria
L’unico giornalista sportivo detenuto al mondo con l’accusa di “apologia del terrorismo”. La FIFA accende i riflettori sul caso di Christophe Gleizes
Brescia- Italiarabo
Non sono stati i successi sul campo né le infrastrutture calcistiche a portare l’Algeria al centro del discorso del presidente della FIFA, Gianni Infantino. Davanti alla platea internazionale, il massimo dirigente del calcio mondiale ha evocato il Paese nordafricano per un primato decisamente meno glorioso: essere l’unica nazione al mondo a tenere in cella un giornalista sportivo
In un gesto carico di un profondo simbolismo politico, Infantino ha annunciato che il seggio assegnato al cronista francese Christophe Gleizes per i prossimi Mondiali del 2026 rimarrà vuoto. Una sedia vacante che, nel silenzio assordante di una tribuna stampa, parla più di mille discorso ufficiali. Il messaggio inviato dalla FIFA è cristallino: la comunità internazionale non dimentica
Quando è la FIFA stessa – con il suo immenso peso geopolitico e sportivo – a esporsi per chiedere la liberazione di un cronista, la pressione non proviene più da una ONG per i diritti umani che un governo può facilmente ignorare o liquidare come “ingerenza esterna”. Arriva, al contrario, dall’organismo più potente del calcio globale, quel palcoscenico su cui ogni regime desidera sfilare per ripulire la propria immagine
Christophe Gleizes non è stato condannato per aver impugnato le armi, né per istigazione alla violenza. La sua unica “colpa” è stata quella di aver fatto il suo lavoro: fare domande e condurre interviste
La giustizia algerina ha inflitto al giornalista una condanna a sette anni di prigione con l’accusa di “apologia del terrorismo”. Il motivo? Aver intervistato esponenti del movimento indipendentista berbero della Cabilia, che le autorità di Algeri considerano un’organizzazione terroristica
Oggi il caso Gleizes ha smesso di essere una questione giudiziaria interna. Avendo esaurito tutti i gradi di giudizio, la palla passa ora nel campo della politica pura. Al presidente algerino Abdelmadjid Tebboune restano solo due opzioni: concedere la grazia presidenziale o continuare a pagare l’altissimo prezzo reputazionale di fronte all’opinione pubblica mondiale
La ferita è particolarmente dolorosa per Algeri proprio perché lo schiaffo morale non è arrivato dai canali diplomatici tradizionali, ma dall’universo del calcio, uno strumento che l’Algeria ha sempre cercato di utilizzare come volano di soft power e propaganda positiva
Il regime si trova così, ancora una volta, intrappolato nella sua storica contraddizione: il disperato bisogno di apertura internazionale e riconoscimento globale, contrapposto a una rigidità securitaria interna inflessibile. Nel frattempo, la sedia di Christophe Gleizes resta vuota. Sotto gli occhi di tutto il mondo