علي لمرابط في قبضة العدالة.. عندما تضيق بلاد الغربة بالجاحدين

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ميلانو- ايطالياعربي.

أوقفت السلطات الأمنية المغربية، مساء الأحد، الصحافي حامل الجنسية الفرنسية-المغربية، علي لمرابط (66 عاماً)، فور وصوله إلى مطار ابن بطوطة بمدينة طنجة قادماً من مقر إقامته في برشلونة بإسبانيا. التوقيف جاء بناءً على عدة مذكرات بحث وطنية صادرة بحقه، تتعلق بتهم ثقيلة أبرزها “نشر معلومات مضللة” و”تقويض المؤسسات الدستورية”، وهي التهم التي أكدتها زوجته لورا فيليو ومنظمة “مراسلون بلا حدود”، حيث نُقل على إثرها إلى الدار البيضاء لتمثُل أمامه الفرقة الوطنية للشرطة القضائية قبل عرضه على وكيل الملك.

​وراء هذا المشهد القانوني تكمن فصول قصة إنسانية وسياسية تلخص مأساة “الاستقواء بالخارج”. فـ لمرابط، الذي اختار لسنوات طوال منبر الهجوم الممنهج على مؤسسات وطنه وخدمة أجندات خارجية تحت غطاء “المعارضة الصحافية”، وجد نفسه في خريف العمر أمام واقع مرير طالما تكرر مع أمثاله؛ فالجهات الأجنبية التي تدعم وترحب بمثل هذه الأصوات في البداية، سرعان ما تدير ظهرها لهم بمجرد انتهاء صلاحية أدوارهم.

​وتشير المعطيات الميدانية إلى أن قرار لمرابط بالعودة المفاجئة إلى المغرب، بعد غياب استمر لسنوات منذ وفاة والده، لم يكن بدافع الحنين أو المراجعة الفكرية، بل جاء نتيجة انسداد الأفق بشكل كامل في وجهه داخل إسبانيا.

​وكان لمرابط نفسه قد عبّر في فيديوهات وتدوينات أخيرة عن إحباطه الشديد وغضبه العارم بعدما رفض مكتب التقاعد الإسباني منحه معاشاً يُذكر، ورفض حساب سنوات عمله وكتاباته سواء داخل إسبانيا أو خارجها، معتبراً أنه لم يستوفِ الشروط القانونية للاستفادة. هذا الرفض المالي والإداري شكّل صدمة كبرى للرجل، الذي وجد نفسه في سن السادسة والستين يعيش بلا دخل مستقر، وبلا سند حقيقي من الدول والجهات التي أفنى سنوات في التودد إليها.

​هذه الدوامة من اليأس والإحساس بالخذلان هي التي دفعته إلى مغامرة العودة؛ حيث تبين له متأخراً أن التآمر على الوطن لا يبني مستقبلاً في الغربة، وأن من يبيع نفسه لخدمة مصالح أجنبية ينتهي به المطاف مكشوفاً ومرمياً على رصيف النسيان حين يعجز عن تقديم المزيد.

إن مسار علي لمرابط – الذي سبق وأن حوكم في قضايا مس بالثوابت الوطنية وإهانة الملك عام 2003، ومنع من العمل الصحفي لعشر سنوات بسبب تصريحاته المعادية للوحدة الترابية في تندوف – يصل اليوم إلى محطته المنطقية.

العبرة من قصة لمرابط هو أن الاستقواء بالخارج والارتماء في أحضان العواصم الغربية قد يمنح صاحبه بريقاً مؤقتاً وحماية ظرفية، لكنه لا يستمر طويلاً. في نهاية المطاف، تضيق بلاد الغربة بأصحابها، ويصبح الرجوع إلى أرض الوطن والوقوف أمام حتمية القانون أمراً لا مفر منه. فهل تكون نهاية لمرابط درساً وعبرة لكل من توهم يوماً أن خيانة الوطن طريق للنجاة؟.

 

​Ali Lmrabet nella morsa della giustizia: quando l’esilio volta le spalle ai disillusi

​MILANO– Italiarabo

Le autorità di sicurezza marocchine hanno arrestato, domenica sera, il giornalista franco-marocchino Ali Lmrabet (66 anni), non appena sbarcato all’aeroporto Ibn Battuta di Tangeri da un volo proveniente da Barcellona, città dove risiedeva. Il fermo è scattato in esecuzione di diversi mandati di cattura nazionali per reati di grave entità, tra cui “diffusione di informazioni fuorvianti” e “attentato alle istituzioni costituzionali”. La notizia del fermo è stata confermata dalla moglie, Laura Feliu, e dall’organizzazione Reporters Sans Frontières. Lmrabet è stato successivamente trasferito a Casablanca per comparire davanti alla Brigata Nazionale della Polizia Giudiziaria (BNPJ), prima di essere deferito al Procuratore del Re

Dietro questo freddo scenario giudiziario si consuma, in realtà, il capitolo finale di una parabola umana e politica che riassume il dramma di chi sceglie la via dell’appoggio estero. Per anni, Lmrabet ha fatto dell’attacco sistematico alle istituzioni del proprio Paese la sua bandiera, muovendosi sotto lo scudo di una “opposizione giornalistica” spesso accusata di servire agende straniere. Oggi, nell’autunno della sua vita, l’uomo si scontra con una dura realtà che accomuna molti destini simili: quegli stessi ambienti internazionali che un tempo ne incoraggiavano e cavalcavano la voce, tendono a voltare le spalle non appena si esaurisce l’utilità politica del personaggio

Secondo le ricostruzioni, la decisione di Lmrabet di fare un improvviso ritorno in Marocco – dopo anni di assenza segnati dal lutto per la perdita del padre – non sarebbe dettata da nostalgie o da un ripensamento ideologico, bensì da un totale vicolo cieco esistenziale in terra spagnola

Lo stesso giornalista, in recenti video e post sui social media, non aveva nascosto la sua profonda frustrazione e rabbia a seguito del rifiuto, da parte dell’ufficio previdenziale spagnolo, di concedergli una pensione dignitosa. Le autorità di Madrid non hanno infatti riconosciuto gli anni di attività e di pubblicazioni, sia in Spagna che all’estero, ritenendo che non vi fossero i requisiti legali necessari. Questo diniego economico e burocratico ha rappresentato un duro colpo per l’uomo che, a 66 anni, si è ritrovato senza entrate stabili e privo del sostegno concreto di quegli Stati a cui aveva dedicato anni di sponda politica

​È stata proprio questa spirale di disperazione e abbandono a spingerlo verso il rischio del rimpatrio. Una consapevolezza tardiva: il compromesso contro la propria patria difficilmente edifica un futuro solido in terra straniera, e chi si presta a dinamiche geopolitiche estere rischia di finire isolato, ai margini della memoria, quando non ha più nulla da offrire

​Il percorso di Ali Lmrabet – già condannato nel 2003 per reati contro i valori nazionali e oltraggio alla monarchia, e successivamente colpito da un divieto decennale di esercizio della professione medica e giornalistica per via delle sue posizioni sulla questione del Sahara Occidentale a Tindouf – giunge così a una svolta che molti osservatori ritengono inevitabile

La vicenda di Lmrabet lascia dietro di sé un monito chiaro: la protezione e il riflesso dorato offerti dalle capitali occidentali sono spesso temporanei e legati alle contingenze. Alla fine, lo spazio dell’esilio si restringe, rendendo il ritorno in patria e il confronto con la legge un passaggio ineludibile. Resta da vedere se l’epilogo della parabola di Lmrabet saprà imporsi come lezione per chiunque creda che la rottura dei ponti con la propria terra possa essere una via di salvezza a lungo termine


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