Ceuta, Melilla e le contraddizioni di Madrid nel Mediterraneo

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Brescia- Mohamed Kendil

La visita del re di Spagna a Ceuta e Melilla ha riaperto una ferita geopolitica che l’Europa, troppo spesso, preferisce ignorare. Le dichiarazioni del sovrano spagnolo, che ha definito le due enclave in terra africana come territori «non negoziabili» e indiscutibilmente spagnoli, risuonano come un anacronismo storico e geografico. Basta osservare una carta geografica o consultare gli annali della storia per comprendere che Ceuta e Melilla sono due città palesemente marocchine, situate sul continente africano e separate dalla Penisola Iberica dal Mar Mediterraneo. Pretendere di giustificare la sovranità su questi avamposti senza un solido fondamento storico o di diritto internazionale, ma basandosi unicamente sul fatto compiuto dell’occupazione, rivela un’inaccettabile arroganza istituzionale

Questo atteggiamento mette a nudo una palese e sconcertante doppia morale da parte della diplomazia di Madrid. Da un lato, la Spagna ama ergersi a paladina dei diritti dei popoli, tuonando contro le occupazioni territoriali nel Medio Oriente, criticando le politiche israeliane e difendendo con foga la causa palestinese in nome del diritto internazionale e della decolonizzazione. Dall’altro lato, quando si tratta dei propri residui coloniali sul suolo africano, la retorica cambia radicalmente: il principio di autodeterminazione e la giustizia storica vengono spazzati via per lasciare spazio a un intransigente sovranismo d’altri tempi. È una contraddizione stridente che mina la credibilità morale di chi pretende di impartire lezioni di diritto al resto del mondo

L’operazione condotta dal sovrano spagnolo nasconde un intento politico preciso e pericoloso: trasferire un contenzioso bilaterale con il Regno del Marocco sul piano delle istituzioni comunitarie, tentando di far passare un residuo coloniale spagnolo per una questione di frontiera dell’Unione Europea. Su questo punto, Roma e le altre capitali europee devono mantenere la massima fermezza. L’Italia e i partners comunitari non devono cadere nella trappola di trasformare una controversia storica tra Madrid e Rabat in un conflitto politico tra l’Unione Europea e il Marocco. La questione di Ceuta e Melilla resta e deve rimanere un processo di decolonizzazione e una disputa bilaterale tra Spagna e Marocco, che va risolta attraverso il dialogo diretto e il rispetto della geografia e della storia, senza coinvolgere indebitamente la solidarietà europea

La visita reale, ostentata proprio in un momento di delicatezza geopolitica, ha mostrato il volto più profondo e nostalgico dell’apparato statale spagnolo. Riemerge così un’eredità coloniale mai del tutto rielaborata, che affonda le sue radici in un passato segnato da conquiste violente e dalla cancellazione di intere culture nelle Americhe. Vedere ancora oggi una monarchia europea aggrapparsi a frammenti di dominio coloniale nel continente africano con tale perentorietà lascia sbigottiti. Per costruire un futuro di vera cooperazione e rispetto reciproco nel Mediterraneo, la Spagna dovrebbe affrancarsi dalle ombre del suo passato, superare la logica delle occupazioni anacronistiche e riconoscere che la dignità dei popoli e la coerenza del diritto non possono essere valutate a targhe alterne


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